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Open data e giornalismo: questo matrimonio s'ha da fare

La rete si sta trasformando in un archivio sempre più ricco di dati di pubblico interesse, soprattutto grazie al movimento per l’open data e al coinvolgimento in questo percorso di “liberazione dei dati” delle prime amministrazioni illuminate che, in prospettiva, dovrebbero diventare sempre più numerose. Nuove fonti e nuove opportunità si aprono, quindi, per chi vuole leggere e raccontare la realtà e da qualche tempo si è cominciato a parlare anche in Italia di Data journalism, ovvero “giornalismo dei dati”.

Set di dati in formato aperto e senza restrizioni per il riutilizzo rilasciati da pubbliche amministrazioni - ma anche da associazioni, enti di ricerca, imprese - sono già a disposizione di chiunque abbia la voglia e la capacità di leggerli. Appena tre mesi fa è nato Dati.gov.it, il portale italiano dell'open data. E, come ha recentemente ricordato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, in occasione della presentazione dell'edizione 2012 del rapporto "Noi Italia", nel decreto SalvaItalia è stata toccata la legge sulla privacy che non riguarda più le imprese né le amministrazioni pubbliche. Quindi queste "non possono più usare la privacy come scusa per non mettere a disposizione sui siti dati sulle proprie organizzazioni, sul loro funzionamento, sulle loro spese e così via".

Fermo restando, come ha sottolineato sempre Giovannini, la necessità di definire degli standard per la diffusione dei dati delle amministrazioni "perché la loro pubblicazione non ci fa fare un passo avanti se non corredati dei metadati che consentono a chi li legge di evitare errori”, nel momento in cui questa mole di informazioni dovesse diventare davvero grande, a fare la differenza sarà la capacità di ricercare, selezionare, analizzare, collegare e, infine, restituire i dati in modo leggibile ad un pubblico più vasto.

Per questo Agorà Digitale, l’Associazione di Giornalismo Investigativo e Radio Radicale organizzano il primo corso di alta formazione in Open Data Journalism, che partirà a febbraio. L’obiettivo, come dichiarano gli organizzatori, è “formare reporter e comunicatori in gradi di ottenere e accedere ai dati di interesse pubblico in formato aperto e utilizzare le tecniche del Data Journalism al fine di produrre reportage, analisi giornalistiche, dossier e infografiche”.

Diego Galli, responsabile del sito di Radio Radicale e membro della direzione del corso, ci spiega come è nata questa idea.
“Nell’aprile dell’anno scorso – ricorda Diego – Radio Radicale e Agorà Digitale organizzarono due eventi sul tema open data e informazione: un dibattito al Festival internazionale del giornalismo di Perugia e, qualche giorno dopo, un importante appuntamento alla Camera dei deputati. Emerse una considerazione: in Italia alcune amministrazioni si stavano già muovendo per mettere alcuni dati on line in formato aperto, tuttavia per controllare se questi dati sono davvero rilevanti e per diffonderli fuori da circoli ristretti di specialisti sono indispensabili azioni ad hoc da parte di gruppi attivi nella società civile. Una cosa che in Italia non sta avvenendo, su questo eravamo tutti d’accordo, dai rappresentanti istituzionali agli ospiti stranieri fino ai rappresentanti dei movimenti per l’open data”.

“La causa – prosegue Diego – è certamente il ritardo tecnologico, ma anche la mancanza di una cultura statistico matematica sia nei cittadini che nei giornalisti. Ci è sembrato quindi utile organizzare un corso diretto ai mediatori dell’informazione, quindi ai giornalisti ma anche alle organizzazioni civiche, ai blogger, agli uffici stampa, per tentare di diffondere maggiormente le conoscenze che servono a usare questi dati”.

Si tratta di conoscenze e competenze non solo tecnologiche, ma anche tecniche e deontologiche, con aspetti giuridici, economici e statistici, perché è necessario saper acquisire, elaborare, leggere, trattare e presentare i dati. Tra i docenti del corso ci sono, quindi, nomi di punta del giornalismo, come Simon Rogers, editor del Guardian data blog, e professionalità statistiche e informatiche, come Alberto Zuliani professore di Statistica presso la facoltà di Economia dell'Università "La Sapienza" di Roma, o  Donato Speroni, curatore del blog numerus su Corriere.it e docente di economia statistica alla scuola di giornalismo di Urbino.

“La trasparenza – conclude Diego Galli – è un fattore indispensabile per ricreare un clima di fiducia tra politica e cittadini. Ma anche se, teoricamente, la rete rende le informazioni direttamente accessibili a tutti, i mediatori sono ancora necessari. Un cittadino che apre una pagina con i dati di una amministrazione pubblica, non è detto che li sappia elaborare e li capisca, cosa invece fondamentale per fare poi delle scelte consapevoli…anche politiche. Rafforzare una cultura giornalistica legata ai dati è inoltre fondamentale per la qualità del dibattito pubblico: pensiamo ai litigi televisivi in cui ognuno porta i propri dati e sembra che non si riesca mai ad avere un punto di partenza oggettivo su cui poi impostare il confronto. Ma, soprattutto, la discussione basata sui dati deve diventare parte integrante del nostro quotidiano. Solo così eviteremo di far nascere e tenere in vita siti che nessuno usa o con informazioni che circolano solo in ambienti ristretti”.

Il corso Open Data Journalism si terrà a Roma tra fine febbraio e luglio 2012.

Tutte le informazioni, i costi e le modalità di iscrizione sul sito www.opendatajournalism.it

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