Editoriale

Cloud per la PA: quattro domande sulla “nuvola”.

Durante il prossimo FORUM PA 2011 si svolgerà CloudPA – 1^ Conferenza nazionale del Cloud Computing per la PA”. Sarà un’occasione congressuale ed espositiva molto completa ed articolata, che fa seguito a tanti convegni nostri e di altri sul tema, proponendosi di fare il punto sulla “strategia della nuvola”, per verificare insieme se e perché questa rivoluzione tecnologica è un’opportunità per l’amministrazione pubblica. Un’altra iniziativa quindi per affermare con forza, come già facciamo da tempo, che la crisi è il momento delle svolte, delle innovazioni radicali di processo e di prodotto, del coraggio di innovare.

Già hanno aderito alla nostra iniziativa le maggiori società ICT che operano in Italia e uno spazio particolare sarà dato alla nostra community dei responsabili dell’informatica pubblica dei vari enti ed amministrazioni (il Club dell’Amministrazione digitale). Nei prossimi giorni vi daremo i dettagli di questa nuova impresa che parte quest’anno, ma già da oggi vorrei chiarire a voi e a me stesso qualche “fondamentale” del cloud computing. Forse voi sapete già tutto, ma visto che io invece ero abbastanza ignorante mi sono posto delle domande e ho cercato delle risposte in pillole nella nostra enciclopedia di SaperiPA (saccheggiando le relazioni di Roberto Masiero, di Daniela Battisti, di Daniele Tatti e di Aldo Liso).
Queste stesse domande, o domande simili le porremo poi ai vertici delle aziende multinazionali che stanno operando in Italia in questo spazio, ma che hanno anche esperienze importanti all’estero.

Pillole di cloud:

  • Ma esattamente cosa si intende per cloud computing?
Su SaperiPA trovi articoli ed approfondimenti sul cloud computing

Con la sintesi che permette solo l’inglese Gartner Group così definisce il Cloud Computing: “Cloud Computing is a style of computing in which elastic and scalable information technology - enabled capabilities are delivered as a Service”.
La traduzione in italiano è un po’ più lunga e complicata. Possiamo parafrasare così: “il cloud computing è un modo di usare l’informatica in cui capacità flessibili e scalabili (parliamo di dati e informazioni, di software, ma anche di piattaforme e di infrastrutture hardware) possono essere fornite su domanda come un servizio”. Si chiama “cloud”, ossia nuvola, perché tali servizi, dati e opportunità non risiedono presso i nostri server, ma presso server dislocati, a volte multipli, spesso anche molto lontani fisicamente: su una nuvola appunto.

  • Quali sono le componenti di questa nuova tecnologia?

Il cloud computing si caratterizza a seconda di cosa viene fornito “dalla nuvola”. Si parla quindi nel caso di software di SaaS ossia di “Software as a Service” , nel caso di middleware o di piattaforma di PaaS ossia di “Platform as a Service” , nel caso di hardware e di infrastrutture di IaaS ossia di “Infrastructure as a Service”.
Altra caratteristica è data dall’esclusività o meno della “nostra” nuvola: parliamo così di “public cloud” se condividiamo con altri la nuvola, di “private cloud” se è in esclusiva, di “hybrid cloud” se è un sistema misto. 

  • Perché il cloud computing può essere utile alla PA?

Perché aiuta a risolvere alcuni tra i più importanti punti critici dei sistemi informativi pubblici: in particolare:

  • costa meno, e fa quindi risparmiare risorse,

  • permette un sistema informativo distribuito, ma allo stesso tempo unitario e integrato,

  • favorisce infatti una governance unitaria e una efficace cooperazione applicativa

Citando integralmente la relazione di Roberto Masiero infatti:

  • Può consentire un sostanziale vantaggio in termini di riduzione di costi, aumento di efficienza, flessibilità e velocità di implementazione dei servizi della PA

  • Può abilitare il cambiamento del modello organizzativo dell’IT nelle varieAmministrazioni Centrali e Locali - da gestori di infrastrutture a broker di servizi

  • Può consentire alla PA di mettere a disposizione una serie di risorse condivise per alimentare lo sviluppo dell’intero ecosistema-Paese

  • Le tecnologie Cloud e Web2.0 aprono le porte “all’Open Government” con la possibilità di mettere a disposizione i dati della PA per consentire a cittadini e terze parti di sviluppare applicazioni “riusabili” in modalità Cloud Services

  • Cosa faremo a FORUM PA 2011?
Scopri tutte le piazze dell'innovazione a FORUM PA 2011

L’idea è di approfittare della presenza delle principali aziende italiane e multinazionali che si cimentano con il cloud computing (Oracle, IBM, Telecom, Microsoft, EMC2, Google, HP, ecc.) e delle principali amministrazioni pubbliche e organi tecnici o autorità di regolazione (DigitPA e Garante Privacy in primis) per fare il punto sulla strategia italiana per il cloud computing nella PA. Avremo quindi in programma convegni strategici, seminari tecnici, momenti formativi e un percorso che, partendo dalla piazza del cloud computing, interpretata quest’anno da Oracle, si dipanerà toccando soluzioni, progetti e esperienze di aziende ed amministrazioni.

 

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Commenti

Cloud come ASP come Mainframe

In ogni epoca le tecnologie modificano il modo di fare le cose, raccontarle e percepirle. A inizio anni '90 come ipotizzare la quasi totale scomparsa degli elenchi telefonici cartacei oppure che 20 anni dopo si sarebbe risolto il delitto dell'Olgiata.
Il cloud non è una moda o un'invenzione semmai è una nuova denominazione marketing della centralizzazione IT che tutti i gestori di servizi ricercano da sempre, da quando l'informatica distribuita ha portato la potenza di calcolo sul client.
Alcune riflessioni:

- Sicurezza del dato. Non che adesso i dati cartacei chiusi nei faldoni in uno scantinato o raccolti su qualche foglio excel del PC di un impiegato siano molto più sicuri. Certo il dato digitale una volta copiato ha una diffusione rapidissima e virale.
Comunque una private cloud per la PA sarebbe ragionevole, il problema è solo "commercial-politico" siamo l'Italia dei 1000 campanili ma anche l'italia delle 1000 SW House, la frammentazione del piccolo è bello fa vivere migliaia di piccole realtà ICT.

- Open Data. La PA gestisce i dati perché lo Stato è al servizio dei cittadini e non viceversa, quindi se è sensato avere particolare cura ed attenzione al dato dell'anagrafe i dati su inquinamento, territorio, criminalità, costi dei servizi e delle amministrazioni ecc. Sicuramente conservare i dati insieme e renderli omogenei è un buon passo avanti verso la trasparenza e la fruibilità di quei dati. Sul tema Open data interessantissime le attività dell'avvocato Ernesto Belisario.

Buon cloud a tutti!

passeggiando tra le nuvole …

passeggiando tra le nuvole … continuiamo a farci del male

in un mondo normale ci si dovrebbe aspettare, almeno da parte di chi da diversi lustri frequenta il mondo dell’informatica pubblica, un maggiore distacco, o quanto meno una minore partecipazione emotiva, di fronte alle solite paroline magiche, dette, ripetute, masticate e risputate a ripetizione dai grandi “vendors” di prodotti informatici. FLESSIBILITA’. SCALABILITA’, ECONOMICITA’: quante volte abbiamo sentito enunciare questi concetti con tono roboante, sempre entusiastico, a volte profetico, da parte dei migliori speakers dei produttori di soluzioni IT? E quante volte abbiamo toccato con mano la non sempre perfetta aderenza (eufemismo) della soluzione al concetto? Ma evidentemente non sempre, come vorrebbe la saggezza popolare sintetizzata in un proverbio, “sbagliando s’impara”. E se in fondo è sin troppo scontato ammettere che i fornitori di prodotti e servizi IT fanno, e anche molto bene, il loro lavoro, perché non provare a mettere anche la PA in condizioni di fare il proprio, analizzando i problemi, individuando le criticità, studiando e proponendo le soluzioni ritagliate sulle esigenze reali della PA e non più, ahimè, su quelle delle aziende?

Una volta c'era l'informatica

Una volta c'era l'informatica distribuita. Poi é venuta l'informatica dispersa. Ha seguito il consolidamento. Ora il cloud computing. Seguirà il tornado del computing???
Ma G.B. Vico non ha insegnato nulla? E intanto i grandi players ICT si ingrassano!!!

cloud

mi sembra che l'enfasi con cui, nella pubblica amministrazione, si affronta questo argomento, ovviamente di vitale importanza per chi non riesce a vendere hardware come una volta, sia un pò eccessivo. Il punto è :
i dati sono come i soldi, importanti. Certo non vanno tenuti nel materasso, ma si deve essere certi della loro disponibilità, e sapere che c'è un controllo ed una garanzia del diritto, della giurisprudenza, dello stato, che li tutela. Come dire, se c'è un maremoto da qualche parte, i dati li ho e posso fare operazioni di stato civile, concessioni edilizie, e quant'altro.
Non mi sembra al momento che vi siano queste condizioni al contorno, per cui a mio avviso è giustificato parlarne nella PA , ma forse prima di mettere il carro davanti ai buoi, questa volta sarebbe meglio definire il carro, e sapere quanti buoi servono per trainarlo.
Nb non sono un dipendente pubblico, ma un informatico.

Quasi un'utopia nella stasi vs l'innovazione della PA

E' difficile credere che questi concetti siano realmente e concretamente applicabili nello scenario fin troppo statico della PA (soprattutto locale) nei confronti dell'innovazione tecnologica. Si inseguono gli ammodernamenti hardware delle proprie apparecchiature dei sistemi operativi ma mai il ridisegno dei processi per adeguarli ai nuovi scenari e strumenti. Abbiamo leggi e software adeguati a introdurre il cambiamento reale nella PA ma l'ostilità o la reticenza al cambiamento è così radicata che stento a credere che qualcosa possa mutare.
Tuttavia me lo auguro, essendo un addetto del settore, affinchè si possano sposare concetti di efficienza gestione e controllo delle perfomance e dei servizi erogati dalla PA.

sulla nuvola... ci vola aidi? :-)

Bravo!

A me è piaciuto l'articolo, REALLY!

Testa tra le nuvole

Il cloud computing è l'ennesima invenzione di providers interessati ad aprire un nuovo filone di business.
Gli argomenti a sostegno sono identici a quelli in uso decenni fa per giustificare l'affitto di computers a ore, poi i centri servizi con fattorini avanti e indietro, poi i collegamenti via linee telefoniche ai data centers, poi i terminali remoti e così via fino al...cloud computing.
Sono falliti tutti per la caduta verticale dei costi di hardware software interno e l'evidente vantaggio, in termini di affidabilità e banale buonsenso, di avere sotto mano le risorse che servono nel posto in cui servono.
Per la PA l'argomento valido potrebbe essere la condivisione di informazioni che dovrebbero essere congruenti e disponibili per tutti allo stesso livello di aggiornamento.
Ma perchè affidare il tutto a una nuvola indefinita e sfuggente ?
Non sarebbe più logica una struttura di rete ancorata a solidi punti di riferimento dove si sa chi fa che cosa ?
In questi giorni le "interruzioni" dei servizi web negli tsunami giapponesi e nord africani dovrebbero suggerire serie riflessioni sulla opportunità di affidarsi ad una nuvolaglia evanescente.
Penso che passerà anche questa moda.
Proviamo a indovinare di cosa ci occuperemo al FORUM PA del 2020.
Vittorio Cionini

Corsi e ricorsi...

Caro Vittorio concordo pienemente con te..., nel corso di questi anni abbiamo visto affacciarsi sul mercato dell'ICT soluzioni miracolose capaci - sulla carta - di risolvere problemi e realizzare la tanto auspicata efficienza della PA.
Ogni volta le uniche cose che si sono realizzate sono state un aumento della complessità dei sistemi e dei costi di gestione e manutenzione.
Tutto ciò accompagnato dalla maggiore dipendenza dalle società di consulenza e dai provider di servizi ICT.
Anche e soprattutto nell'ICT deve cambiare tutto perché non cambi niente...
E se ci fermassimo un attimo a riflettere su quello che abbiamo e su come possiamo utilizzarlo al meglio. Se aspettassimo di portare tutti ad un livello accettabile di integrazione per poi ripartire con le idee chiare tutti assieme?
Giuseppe Violante

Vittorio Cionini ha

Vittorio Cionini ha scritto:

"Sono falliti tutti per la caduta verticale dei costi di hardware software interno e l'evidente vantaggio, in termini di affidabilità e banale buonsenso, di avere sotto mano le risorse che servono nel posto in cui servono."

Non concordo affatto: sarebbe come dire che perché bevo il latte la mattina a colazione allora devo comprarmi la mucca...

Parlando concretamente cloud significa che se voglio bere il latte (=avere dei servizi, dalla commodity tipo email ai più complessi come i gestionali o a database ad alta performace) non devo comprarmi la mucca e portamela in casa (=datacenter interni), ma posso prenotare un tot di produzione di latte da stalle lontane e anche diverse (datacenter dislocati) avendo la libertà giorno per giorno (anzi: ora per ora) di aumentare o ridurre la quota di latte che voglio in funzione dei miei effettivi bisogni del momento... con un risparmio enorme e una flessibilità che nessuna soluzione interna mi potrà mai dare...

Just my 5 cents....

ma Vittorio Cionini è quello

ma Vittorio Cionini è quello di Andromeda software e prima ancora E.A.D. di Milano?
(è solo una curiosità)

La mucca in casa

Se il mondo delle mucche si fosse evoluto come l'informatica oggi potremmo avere nelle nostre cucine microscopiche mucchine che mangiano e cacano pochissimo ma capaci di produrre una tazza di latte in pochi secondi e quando serve.
Sono certo che la magggior parte della gente eviterebbe volentieri di portarsi pesanti confezioni di latte dal supermercato con problemi di scadenze, conservazione e rifiuti.
Potrebbe essere una bella innovazione.

Non fa una piega ... ma un paio di pieghine sì!

Non fa una piega il ragionamento di Dario Betti ("... sarebbe come dire che perché bevo il latte la mattina a colazione allora devo comprarmi la mucca... ").
Concordo pienamente. Il "Cloud" non è, a mio modesto avviso, una moda passeggera. E' un'opportunità da cogliere ... con attenzione.
Un paio di "pieghine" comunque ci sono. Sintetizzo:
La prima: La sicurezza richiede che il cloud della PA sia un "cloud privato della PA". Altre soluzioni non sono accettabili (mah!? ... forse per la posta elettronica? ... neppure per quella, secondo me).
La seconda: Realizzare un "cloud privato della PA" richiede competenze, cervello e organizzazione. Nella PA ce ne sono tante (e di eccezionale qualità talvolta) ma spesso l'allenatore e i giocatori sono scelti con criteri diversi.
La osservo - la PA - da tanto tempo, ma ho visto ... le cose muoversi nelle giuste direzioni solo con Bassanini e oggi con Brunetta.
Si poteva fare di più? Certamente sì. Sia col primo che col secondo, ma almeno qualcosa si è mosso.
Il cloud è un'opportunità da sfruttare e quindi, considerando che si parla della PA: "Adelante, Pedro. Adelante Presto, con juicio!"

Cloud

Dal punto di vista tecnologico il cloud computing è uno stadio avanzato della gestione delle informazioni e non solo; è una sorta di alveo naturale per chi ha in mente una comunicazione ed un uso delle tecnologie a livello globale; il tutto reso possibile grazie all'utilizzo di internet. A questo fascino tecnologico, tuttavia, fanno da contrappeso alcuni aspetti non poco rilevanti della realtà della P.A. tra cui quello della gestione delle informazioni. Dubito che un'Amministrazione pubblica rinunci ad essere depositaria delle informazioni che la riguardano e che consenta, come in una sorta di "Grande Fratello" a che Gestori esterni siano, se non proprietari, detentori, di quello che, secondo alcuni studiosi di diritto è ormai divenuto un vero e proprio bene giuridico da tutelare anche con la predisposizione di appositi precetti penali: cioè il bene "informazione" in quanto tale.
M. Torzulli ROMA

La nuvola si sposta con noi

Che cos'è il Cloud Computing? Proviamo a darne una lettura partendo dal punto di osservazione di un impiegato di un Comune, come sono io: un lavoratore della P.A. può spostarsi di postazione o di ufficio o di città e continuare a lavorare sulla Rete come se stesse al suo computer perchè la "nuvola" dei dati a lui occorrenti lo ha seguito.
Solo per suscitare un sorriso, dico che lo ha seguito come la nuvoletta che rovinava le vacanze al povero Fantozzi...
A ben guardare, mettere tutto il lavoro della P.A. in Rete non costituisce un pericolo bensì, a mio modesto avviso, genera una comunità di funzionari dello Stato (che stavolta scrivo con la esse maiuscola) i quali vengono finalmente
chiamati alla responsabilità di usare, approfondire e condividere le informazioni,
secondo quelle che sono le disposizioni del proprio dirigente e secondo la personale capacità di collaborazione e di proposta.