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In un libro la dura realtà del mobbing, una tragedia che forse cominciamo ad affrontare
È da qualche tempo in libreria (e ne consiglio caldamente la lettura) "mobbing storia di una donna che non si arrende”, edito dalla romana Memori. L’autrice del libro, Caterina Ferraro Pelle, è anche la protagonista della vicenda: una dirigente della Pubblica Amministrazione romana che, apparentemente per futili motivi (invece tutt’altro che futili), diventa improvvisamente bersaglio dei vertici della struttura nella quale opera professionalmente. Il volume è una cronaca carica di intense emozioni e narra di continui trasferimenti, vessazioni, costrizioni all’isolamento oltreché di vere e proprie aggressioni e intimidazioni subite in un ampio e incredibile lasso di tempo. In pratica, un incubo che sembra non finire mai.
Il racconto è anche la vicenda umana di una donna che si mostra decisa a reagire e a rispondere colpo su colpo: dal punto di vista psicologico e spirituale, ma anche concretamente, disponendosi ad affrontare - e alla fine a vincere la sua guerra in tribunale, anche se l’incredibile condizione a tutt’oggi non è mai cambiata, in barba alla sentenza - le faticose battaglie che la vedranno combattere, ottenendo alfine il reintegro al posto di lavoro.
Alle parti autenticamente drammatiche si alternano brani nei quali l’autrice analizza il fenomeno (deleterio e sempre più diffuso) del mobbing, arrivando anche a fornire suggerimenti pratici per affrontarne coraggiosamente l’incredibile condizione: in pratica, una “guida di autodifesa” in un contesto dove la sicurezza del posto del lavoro è messa in discussione continuamente e anche - il libro ne è l’esempio lampante - nei modi più tristi, violenti e impensati.
Dopo l’uscita del libro la stessa Caterina Ferraro Pelle ha animato su facebook una pagina – “Mobbing, contiamoci per contare” – per raccogliere storie parimenti destruenti: il numero degli iscritti, nel giro di poco tempo, ha raggiunto le 100 unità (in pratica, tutti gli iscritti sono altrettanti “mobbizzati”), animando anche con dibattiti accesi eventuali iniziative e azioni comuni da intraprendere a difesa della dignità personale e professionale dei tantissimi professionisti toccati dal fenomeno presenti nel nostro Paese e sparsi in ogni angolo del territorio. Ulteriore prova, questa, della scarsità di strumenti normativi a disposizione di chi è stato colpito da questa scure (e il termine ci sta tutto, perché si tratta di autentiche mazzate dalle quali è difficilissimo riprendersi): un “fai-da-te” quasi necessario visto l’abbandono al quale sono state relegate migliaia di persone, ad ogni livello della scala lavorativa.
In verità anche in un recente passato alcune iniziative istituzionali - con il coinvolgimento di diversi attori - avevano tentato di analizzare e contrastare il fenomeno, non riuscendo però a produrre niente di concreto. In particolare, nel corso del secondo e del terzo Governo Berlusconi (2001-2006) con i ministri per la funzione pubblica che in quei differenti periodi si sono succeduti (Frattini, Mazzella, Baccini) il Dipartimento della Funzione Pubblica impostò una ricerca e un intervento sul tema del “benessere organizzativo” nel pubblico impiego, con particolare riferimento proprio al tema del mobbing; nonostante il lavoro che ne scaturì non si arrivò alla stesura di una legge organica, ma il contrasto al fenomeno da allora è entrato nella contrattazione sindacale e ha dato luogo all’istituzione di “paritetici” comitati anti-mobbing non dotati però di poteri sanzionatori, ma solo di segnalazione. Recentemente, con l’approvazione del “collegato lavoro” si sono finalmente istituiti comitati unici di garanzia contro tutte le forme di discriminazione che dovrebbero unificare i comitati per le pari opportunità e i comitati anti-mobbing su base non più negoziale, ma con cogenza di legge.
Magari è solo un primo passo, ma pare si stia finalmente muovendo qualcosa. Caterina Ferraro Pelle, i suoi cento “amici” di facebook e le migliaia di altri mobbizzati italiani che non riescono a far sentire alta la loro voce di discriminati possono forse cominciare a sperare in qualcosa di concreto che li aiuti ad uscire dall’irragionevole ghetto in cui sono stati cacciati. Sperarlo e augurarselo è davvero il minimo.
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Commenti
mobbing
Ho appena iniziato anche io a scrivere un libro sul mobbing, dopo aver bussato invano a porte che non si sono mai aperte o che si sono richiuse subito dopo.
L'abuso ripetuto, con l'intento di distruggere una persona, è una vigliaccheria e con me non ci sono riusciti...anche se ferita, sono più lucida che mai.
Scrivere è l'ultima arma che mi resta e finché avrò libertà di parola la userò come una spada affilata. Tremate, poltrone di amministratori corrotti...
L'essere umano è l'animale più malvagio. Il ricavato del mio libro andrà infatti agli ultimi degli ultimi nella scala degli esseri viventi, gli animali in difficoltà, ai quali attraverso un'associazione dedico con passione tutto il mio tempo libero.
senza o con facebook?
Il mobbing è una tipologia di guerra?
Qual'è ... quella "bianca"?
A che serve?
Serve a chi la implementa?
Serve a "Pilato che se ne lava le mani"?
Cosa sto cercando di dirvi pur senza usare facebook or something like that?
Da quanti anni si scrive su web di queste tematiche?
E' cambiato qualcosa?
Io posso "bocciare chi è molto preparato/a" e restare impunita/o (ad esempio)?
Cerchiamo gli avvocati per migliorare il nostro sistema?
A cosa serve la fede?
http://www.tracce.it
La risposta interessa solo a chi ha FEDE?
Credo che i comitati siano
Credo che i comitati siano solo l'adempienza a un obbligo di legge. Spero che le iniziative a sostegno delle vittime di questa piaga sociale si moltiplichino, come spero che il mio libro sia il pretesto per allertare chi ha autorità per decidere
la Fenice
http://it.wikipedia.org/wiki/Fenice