Intervista
Elio Guzzanti, il Dipartimento in Sanità e l'interdipendenza organizzata
Da più fronti si rileva come, pur a distanza di 30 anni dalla comparsa del dipartimento nella cultura e nella normativa italiana, si faccia ancora fatica a passare dagli atti istitutivi alla messa in funzione di questo modello clinico e organizzativo.
Il tema del Dipartimento è stato al centro del workshop “ I modelli organizzativi per l’integrazione e il governo clinico: evoluzione del Dipartimento ospedaliero nel SSN", organizzato lo scorso mese dal Centro di Ricerca e Studi sulla Politica, l’Economia e il Management in Sanità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. In quell’occasione abbiamo intervistato Elio Guzzanti sul senso e le prospettive del Dipartimento ed è proprio con lui che ci piace aprire un confronto su quella che lui stesso considera “una sua creatura”.
Perché il Dipartimento?
"Generalmente si associa il concetto di Dipartimento al concetto di governo clinico, e la parola “governo clinico” può destare il sospetto che il significato finale sia "governano i clinici": niente di tutto questo. Si tratta di responsabilizzarsi, cioè rendersi conto per rendere conto agli altri - in primo luogo ai pazienti, ai familiari e poi alle istituzioni - di ciò che facciamo. Ovviamente questo comporta ruolo e riconoscimento ma anche impegno e responsabilità. Il Dipartimento è l’unico modo per fare si che la grande specializzazione della medicina piuttosto che frantumarsi diventi un mosaico ordito secondo un disegno ben preciso. Per fare un esempio: nell’arco delle neuroscienze nessuno può risolvere tutti i problemi, ma il neurologo, il neuroriabilitatore, il neurochirurgo, tutti insieme, nel Dipartimento si scambiano le loro opinioni intorno al malato. Il malato è al centro e l’organizzazione segue un processo clinico, organizzativo, culturale, etico nel suo interesse. Questa è la sostanza. Ci lavoriamo da 37 anni e però la creatura piano, piano sta crescendo. Era tempo oramai che si affermasse, direi che ho aspettato abbastanza per vedere i risultati che mi sembra stiano venendo, sia pure con difficoltà. Oggettivamente: quando oramai ne parlano tutti vuol dire che è fatta, no?!"
Come rimuovere gli ostacoli?
"Gli americani e i tedeschi hanno dato grande spazio al decentramento dei Dipartimenti conferendo loro grande responsabilità clinica, sostanziale organizzativa e affiancando anche un esperto di amministrazione. Da noi il difetto principale è che non c’è un’azienda, ma c’è solo un direttore generale. È difficile per il direttore generale staccarsi da alcune responsabilità. Non voglio dire che è una questione di perdita di potere ma, certamente, anche di timore che gli sfugga di mano qualcosa. Invece le persone illuminate, decentrando con regole precise, non possono creare l’anarchia. Creano piuttosto una interdipendenza organizzata. Quindi, secondo me, il passo successivo per le nostre aziende è proprio quello di capire (come molti tra i nuovi direttori generali stanno facendo) che il decentramento dipartimentale va tutto a loro vantaggio e che il budget non è la finalità ma è lo strumento per realizzare gli obiettivi di salute. Questo è il concetto".
*La definizione di Dipartimento di Guzzanti viene riportata nella Proposta di linee guida per l'applicazione del modello dipartimentale nelle strutture ospedaliere", ASSR, 1996, secondo cui "il dipartimento è costituito dalle unità operative omogenee, affini o complementari, che perseguono comuni finalità e sono quindi tra loto interdipendenti, pur mantenendo la propria autonomia e responsabilità professionali". (...) Le unità operative costituenti il dipartimento sono aggregate in una specifica tipologia organizzativa e gestionale, volta a dare risposte unitarie, tempestive, razionali e complete rispetto ai compiti assegnati e a tal fine adottano regole condivise di comportamento assistenziale, didattico, di ricerca, etico, medico-legale ed economico".

















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