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Brunetta e internet sul posto di lavoro. Ma insomma: si può chattare o no?

Il 27 maggio il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta ha firmato una direttiva che regola l’utilizzo di internet e dell’e-mail dal luogo di lavoro per i pubblici dipendenti, incaricando le amministrazioni di stendere delle vere e proprie black list di siti vietati.

È  della settimana scorsa la direttiva del Ministro Brunetta dal titolo: “Utilizzo di internet e della casella di posta istituzionale sul luogo di lavoro”. Intendiamoci, non si tratta di nulla di drammatico o di lesivo delle libertà civili come qualcuno ha paventato.
Nella direttiva Brunetta si fa semplicemente riferimento al fatto che un pubblico dipendente non può e non deve utilizzare risorse dell’amministrazione per fini personali e, a tale proposito, l’amministrazione stessa è “obbligata” a vigilare, ovviamente nel rispetto delle norme sulla tutela della privacy della “dignità” del lavoratore. In questo senso, quindi, gli intenti del documento vanno intesi, probabilmente, come un monito alle amministrazioni a non adottare comportamenti repressivi o lesivi nei confronti dei dipendenti seguendo le indicazioni del Garante.

Tuttavia occorre fare una distinzione tra gli intenti della comunicazione e i pericoli derivanti da una possibile interpretazione letteraria della stessa da parte delle amministrazioni.

I primi infatti sono sicuramente positivi: oltre a contenere un richiamo al “datore di lavoro” a sistemi lesivi della libertà personale, la Direttiva afferma che il tempo trascorso su internet non è necessariamente un danno per il sistema pubblico e, anzi, potrebbe essere un fattore incentivante per i dipendenti. Da tempo, infatti, il canone internet è quasi esclusivamente “flat” e, quindi, indipendente dal traffico e dal tempo di utilizzo. In particolare nel documento si legge esplicitamente che “…l’utilizzo di internet per attività non legate ai compiti istituzionali potrebbe essere regolamentato e consentito per assolvere incombenze o adempimenti burocratici senza allontanarsi dai luoghi di lavoro”. È il caso di adempimenti on line con la pubblica amministrazione, con banche o assicurazioni che potrebbero, quindi, essere permessi a patto che occupino un periodo di tempo “strettamente necessario allo svolgimento delle transazioni”.

Appurato ciò, tuttavia non si può tralasciare che nel punto tre della Direttiva il Ministro elenca  quali utilizzi di internet sono vietati:

  • visione di siti non pertinenti
  • upload e downolad di files
  • uso dei servizi di rete con finalità ludiche

A tal proposito si “raccomanda all’amministrazione di dotarsi di soluzioni software idonee a impedire l’accesso ai siti internet aventi contenuti e/o finalità vietati dalla legge”.

Ora, a parte le difficoltà terminologiche che si incontrano nello stabilire i siti pertinenti e no, o nell’individuare che tipo di file è possibile scaricare e quale invece no (difficoltà che la direttiva lascia completamente alle singole amministrazioni), una lettura esclusivamente formale della direttiva potrebbe far prevalere questa parte “distruttiva” su quella più propositiva che abbiamo poc’anzi illustrato.

In parole povere, sembrerebbe che il Ministro voglia dire: “Cari amministratori fate attenzione perché andare su internet non equivale ad essere fannulloni, però ricordatevi di controllare che i veri fannulloni, non utilizzino internet per il proprio tornaconti personali”.

Una distinzione un po’ troppo sottile, soprattutto per l’organizzazione attuale della PA.
L’unico modo per misurare l’eventuale “fannullonaggine” dei lavoratori e punirla, è, infatti, valutare il risultato. Se un dipendente raggiunge tutti gli obiettivi che gli sono stati assegnati, al cittadino, e quindi al dirigente e al Ministro stesso non interessa se quel dipendente passa mezz’ora al giorno su facebook o sul suo blog. Ma allo stato attuale, come abbiamo più volte ripetuto, in una pa, dove è quasi completamente assente una cultura del risultato e della misurazione ex post sul raggiungimento degli obiettivi, come si possono valutare il merito o il torto di ciascun lavoratore?

Su Saperi pa trovi approfondimenti su Amministrare 2.0

Stando così le cose il vero rischio è che, ancora una volta, si identifichi lo strumento con il male e si arrivi ad una demonizzazione di internet mandando all’aria tutti i discorsi sulla creazione di una cultura dell’amministrare 2.0 che vede nella rete non una perdita di tempo, ma una risorsa per la pa, una possibilità per stabilire un contatto vero e utile, non solo tra le proprie strutture e i cittadini, ma anche tra i propri dipendenti.
Intranet aziendali
in cui i funzionari dialogano e si supportano l’un l’altro svolgendo un ruolo di “micro helpdesk” o “micro formazione” completamente auto organizzata e volontaria; comunità di pratica in cui si condividono progetti e visioni e nascono sinergie; azioni di comunicazione e di e-democracy in cui l’amministrazione esce dal "burocratese" e si trova a dialogare con la gente, ascoltandola e dando risposte, sono esperienze che più di una volta ci siamo trovati a raccontare come FORUM PA. Bene, tutta roba nata da strumenti ludici come il blog, facebook, youtube, la chat, twitter, e via di seguito, ma nata in contesti dove la cultura del risultato è radicata e dove vengono soddisfatte due condizioni fondamentali di partenza:
1 – la presenza di obiettivi di risultato individuati dall’amministrazione;
2 – l’interesse, da parte della dirigenza e della politica, a verificare questi obiettivi.

Fare in altro modo non è possibile.


Scarica la direttiva 02/2009 del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione: “Utilizzo di internet e della casella di posta istituzionale sul luogo di lavoro”

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Commenti

direttiva sull'utilizzo di internet - articolo

Posso condividere la direttiva, non condivido l'articolo nel punto in cui si afferma "Se un dipendente raggiunge tutti gli obiettivi che gli sono stati assegnati, al cittadino, e quindi al dirigente e al Ministro stesso non interessa se quel dipendente passa mezz’ora al giorno su facebook o sul suo blog." Un comportamento del genere innescherebbe solamente problemi: organizzativi, gestionali e etici.
Se il tempo lavoro usa denaro pubblico, quale cittadino sarebbe disposto ad utilizzare il proprio denaro per pagare 30 minuti al giorno di amenità su facebook o simili, che differenza fa facebook, twitter o il solitario? Chi ha detto cose simili forse non ha un account su facebook e non conosce che chi vi accede è bersagliato da un'infinità di amenità, oltre al piacere di condividere pensieri, foto e agende con gli amici.
Prima di intraprendere decisioni in merito a cosa autorizzare o non autorizzare a chi è bravo e a chi no, invito le persone a farsi qualche esperienza diretta per non confondere i social network con le carote e gli incentivi di produttività. Personalmente, forse perchè a notte fonda sono un navigatore indefesso, insisto sulla inopportunità di autorizzare esplicitamente in orario di lavoro l'uso di strumenti di socializzazione elettronica che afferiscono prevalentemente alla sfera personale dei dipendenti. Qual'è il valore aggiunto di abilitare facebook o permettere la gestione del proprio blog personale rispetto a partecipare ad un'asta on line per acquistare un servizio di piatti, o farsi un bel solitario?
Se passa un messaggio simile suonerebbe "ai bravi tutto è permesso"; lo ritenete corretto?
Personalmente lo ritengo pericoloso, diseducativo e soggetto a critiche; comunque da evitare.
Cordialmente e senza rancore

gentilissima chiara

gentilissima chiara, se pensa che tra l'utilizzo di strumenti avanzati di condivisione della conoscenza come un blog o come alcuni social network, e il "solitario" non ci sia alcuna differenza, forse non ha mai sentito parlare o letto di progetti di incentivazione dell'uso Sociale del web anche all'interno delle PA. Attenzione, perché, non si tratta assolutamente di benefit "premiali" (la carota a cui lei fa riferimento), ma di vere e proprie strategie per migliorare l'organizzazione interna di un ente ed eliminare alcuni colli di bottiglia burocratici.
Può trovare alcune informazioni qui
http://saperi.forumpa.it/relazione/la-nuova-comunicazione-interna-strume...
e qui
http://saperi.forumpa.it/story/33741/web-20-educare-la-pa-al-cambiamento
e in generale sul nostro sito, navigando tra tutto quello che è taggato con amministrare 2.0
http://portal.forumpa.it/faceted_search/results/Amministrare%202.0

grazie per l'attenzione e il contributo.
Tommaso Del Lungo
Redazione FORUM PA