Editoriale
La comunicazione pubblica: da insalata a bistecca.
Due le occasioni che mi suggeriscono di parlare oggi di comunicazione pubblica. Prima notizia: si sono chiusi mercoledì 8 ottobre a Bologna gli Stati Generali della Comunicazione Pubblica e Istituzionale[1] Seconda notizia: ieri si è aperta a Milano la quindicesima edizione del ComPA, il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica.[2]
Grande fervore, quindi, nel mondo della comunicazione, ma dopo tanti anni da una legge così attesa e poi così disattesa come la L.150 è questo ancora un tema importante? Io credo di sì, credo, anzi, che lo sia sempre di più e cerco di spiegare perché.
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SaperiPA.
I primi anni del 2000 ci avevano fatto immaginare una modernizzazione della PA basata su un e-Government pieno di servizi online pronti per cittadini ed imprese. L’immagine guida era il cittadino che si stampava un certificato o un documento da casa, facendosi la barba. Numerosi articoli sulla nostra newsletter, apparsi nelle ultime settimane, hanno esaminato ampiamente il fallimento di questo obiettivo: è un fallimento realizzativo (in Italia semplicemente i servizi online sono pochissimi e sporadici), ma derivato anche da una carenza di domanda (anche nei Paesi dove l’offerta funziona meglio sono comunque pochi i cittadini che usano questi servizi) e forse da un peccato originale di impostazione: il cittadino è meglio lasciarlo in pace, tanto almeno nel 90% dei casi i suoi dati la PA nel suo complesso ce li ha già. Lavoriamo, quindi, piuttosto su una più invisibile PA interconnessa e manteniamo i rapporti con i cittadini al minimo indispensabile, riservandoli a quel che proprio non si può fare altrimenti.
Ma cosa è più proprio del cittadino se non partecipare alla vita della sua comunità e prendere decisioni in essa e per essa? Ed ecco allora che la nuova visione dell’e-Government propone di porre come obiettivo principale la trasparenza dei dati pubblici, al posto della disponibilità dei servizi online. Un saggio di grande interesse di David Osimo (Commissione Europea) che vi propongo su suggerimento dell’amica Gabriella Cattaneo dell’IDC che ringrazio (è ahimè in inglese, ma non ho avuto tempo di tradurlo) comincia proprio da questo assunto:
Preso atto degli sviluppi recenti legati al web 2.0, propongo che la trasparenza dei dati pubblici sia considerata come la bandiera delle iniziative di e-Government, proprio come nella precedente epoca lo era “realizzare servizi disponibili online”.
L’articolo prosegue analizzando i benefici della trasparenza dei dati pubblici e del cosiddetto “open government”, sia in termini di sviluppo economico, sia in termini di democrazia e partecipazione.
Ma se questo è il sentiero su cui ci stiamo incamminando, allora appare evidente che la comunicazione pubblica e le professionalità ad essa connesse diventano centrali, passano da essere un piacevole contorno, ad essere il piatto principale. Se il modello della PA digitale supera, infatti, la dimensione dello sportello, sia pure virtuale, e dell’e-Commerce e si indirizza verso la frontiera della e-Democracy, sempre maggiore importanza avranno la chiarezza, la tempestività, la trasparenza delle informazioni e dei dati pubblici che il cittadino potrà avere a disposizione. In una parola sempre maggiore importanza avrà la comunicazione pubblica che da componente del servizio diverrà, in molti casi, il servizio stesso, appunto la bistecca del titolo.
Siamo pronti a questo? In linea di massima direi di no: lo stato della “comunicazione per decidere” è in molti casi embrionale se non del tutto trascurato. Un’importante e lodevole eccezione che mi piace segnalarvi è stata rappresentata dalla Manifestazione “Governare con i cittadini” organizzata dal Comune di Reggio Emilia, dal Formez e dal Dipartimento della Funzione Pubblica con la collaborazione di Labsus (il Laboratorio per la Sussidiarietà) cui vi rimando per un puntuale resoconto. Sono state tre giornate di studio e di confronto sul tema del cambiamento nelle relazioni tra istituzioni e cittadini, con particolare riferimento alle questioni della democrazia partecipativa e della sussidiarietà orizzontale. Un’altra faccia quindi della comunicazione pubblica, centrata però sugli spazi di partecipazione.
Anche noi di FORUM PA vi proponiamo sul tema un convegno che a noi sembra interessante: si terrà a Milano il prossimo 29 ottobre con il titolo “e-Democracy e Web semantico: modalità avanzate per ascoltare i cittadini”. È in collaborazione con Oracle e proporrà esempi concreti e strumenti di questa nuova interazione tra cittadini ed istituzioni.
[1] la manifestazione è stata organizzata dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. In questi tre giorni di dibattiti e approfondimenti, è stato fatto il punto sui processi di riforma del sistema pubblico e sull’evoluzione di quelle discipline che, come la comunicazione, sono divenute elementi strategici dell’innovazione. La manifestazione, pensata per confrontarsi su quanto è stato fatto e sugli scenari futuri, si è svolta a Palazzo Re Enzo, cuore di Bologna, a sottolineare la centralità della città e del cittadino, il carattere di incontro e di studio.
[2] Come forse saprete questa edizione non è stata esente da polemiche per lo spostamento da Bologna a Milano e il conseguente distacco dall’Associazione della Comunicazione Pubblica (per sentire tutte e due le campane www.compa.it e www.compubblica.it), ma ora come suol dirsi è tempo di guardare il gioco giocato e non solo parlato e quindi staremo a vedere i risultati e ve li racconteremo.
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Commenti
il ruolo dell'e-gov e la comunicazione
Sono un ingegnere dirigente pubblico che ha avuto la fortuna (o sfortuna?) sia di seguire progetti di e-gov che di cimentarmi nella comunicazione istituzionale(ho tralatro frequentato con esito positivo master di secondo livello in comunicazione istituzionale).
Dalle esperienze maturate mi sono convinto che ;
1) i progetti di e-gov sono nella maggior parte dei casi falliti in quanto gestiti principalmente da ingegneri ( i quali meglio di me spaccavano i bit in due) o da burocrati che si limitavano all'applicazione pedissequa della norma. La mancanza di analisi e piani di comunicazione e, soprattutto una seria analisi di fabbisogni primari dell'utenza (analisi che peraltro non mi sembra sia stata effettuata dal legislatore nel momento in cui ha scelto la certificazione on line con i vari livelli) insieme alle figure che sono state delegate alla realizzazione ha comportato la prevalenza di una rete di tecnologie senza la necessaria rete di "teste" . Una tale organizzazione non poteva che fallire trovando scarsissima accoglienza nell'utente finale.
2) per quanto concerne invece la comunicazione istituzionale, credo che chiunque abbia tentato di introdurre concetti di comunicazione al servizio del cittadino, di organizzazioni orizzontali, o di capacità di ammettere pubblicamente errori, si sia scontrato con un postulato secondo cui:
a) la comunicazione istituzionale è quella di vertice;
b) la comunicazione di servizio deve essere funzionale prima al vertice e poi alle necessità dell'utenza;
c) l'organizzazione del lavoro è quella contrattuale con schemi rigidi di natura tayloriana e la comunicazione è unilaterale.
Spiace osservarlo ma, fino a quando i rappresentanti eletti, considereranno la comunicazione come una sorta di ben organizzato spot pubblicitario per acquisire il consenso non sui servizi reali ma sulle parole e gli slogan, non vi sarà quel salto di qualità che ognuno di noi (forse poveri illusi) si aspetta da questi due importanti e potenti strumenti di democrazia