Intervista
La riforma emozionale della PA
Se la riforma della pubblica amministrazione sta cavalcando un’onda emozionale e per questo motivo si infrangerà lasciando che la schiuma ridiventi acqua e le molecole, ceduta la loro forza, torneranno a seguire flussi e correnti successive, su quali acque dovrebbe navigare il rinnovamento della PA?
Brunetta ha posto un problema vero che è quello della meritocrazia: purtroppo poi tutti hanno interpretato il discorso riducendolo al discorso fannulloni/non fannulloni. Cioè facendo leva, ancora una volta, come spesso avviene nel nostro Paese, sull’emozionalità.
Il vero problema che, invece, Brunetta ha colto è quello della valutazione meritocratica che è un tema molto più complesso. Il punto non è tanto andare a vedere il numero di ore che un funzionario passa al lavoro, ma il modo in cui queste ore vengono spese e i risultati che si raggiungono.
L'unico modo per migliorare la pubblica amministrazione è tentare la strada meritocratica non quella repressiva del tornello per regolare entrate e uscite. Conoscendo poi i palazzi di Roma bisognerebbe mettere i tornelli anche in terrazza…
La valutazione del merito è un tema dibattuto da tempo, eppure non è mai riuscito a tradursi in azioni concrete…
La valutazione è una della cose che la gente non accetta. Ricordate la valutazione degli insegnanti voluta da Berlinguer e il putiferio che scatenò? Chiunque ponga un problema di valutazione viene subito cecchinato. Io stesso ho fatto il presidente del comitato di valutazione universitaria e ho capito che non era possibile fare una valutazione seria principalmente per problemi legati al “potere” e per una mancanza di tecniche, di metodo.
Ciò nonostante la valutazione resta l'unica strada, altrimenti c'è solo il controllo burocratico e sterile: sei in ufficio/non sei in ufficio. Che è poi quello a cui i media hanno ridotto gli interventi del Ministro Brunetta.
A mio parere l’aspetto più problematico di questa vicenda è che la maggior parte dei ministeri, ma forse in genere, la maggior parte delle strutture dell’amministrazione pubblica, intesa nel modo “classico”, ha esaurito la propria funzione.
I dipendenti possono anche essere in ufficio, ma a fare cosa? Trent’anni fa lo Stato si reggeva sui funzionari che scrivevano, lavoravano, spostavano carte, timbravano, spedivano, catalogavano. Trent’anni fa entravi in un ministero e trovavi le stanze ingorgate di personale intento in mansioni complesse da fare a mano, penso ad esempio al trasferimento degli insegnanti, alle pratiche di promozione, al “concorsino”... Oggi tutto si fa in maniera più automatica e veloce. Sono cambiati gli strumenti e anche qualche processo. Quindi tornando al tema dei fannulloni quello che mi viene da dire è: ma queste persone se pure volessero lavorare dodici ore cosa dovrebbero fare?
Questo è il vero problema da risolvere: stabilire cosa valutare partendo dalla consapevolezza di questi fatti, senza insistere su una dimensione più generale e astratta.


















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