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Se l’Azienda sanitaria uscisse dalla logica del diritto amministrativo…
Il Rapporto OASI 2008 sull’aziendalizzazione della Sanità italiana individua nel trinomio “sapere, volere, potere” le determinanti del cambiamento. La competenza, la volontà e l’autonomia sono anche le tre parole chiave emerse ai lavori del Tavolo permanente per l’innovazione in Sanità, avviati lo scorso novembre a Venezia.
Tra gli spunti emersi dal Tavolo sottolineiamo una provocazione, a giudizio di molti terreno fertile per elaborazioni successive: se l’aziendalizzazione della Sanità italiana rappresentasse una opportunità “sprecata”? E se le logiche dietro ai meccanismi che regolano la vita delle ASL fossero ancora troppo improntate alla burocrazia pubblica e troppo poco alla logica del servizio?
In altri termini, è possibile chiedere a strutture quali le attuali Aziende sanitarie la realizzazione del binomio efficienza ed efficacia?
Che esista già uno spazio per fornire risposte innovative a questa esigenza diffusa tra le realtà sanitarie aziendali, è stata la convinta risposta di tutti i Direttori generali intervenuti.
Parimenti è risultato innegabile che esiste uno spazio per la discussione sull’appropriatezza della configurazione attuale dell’Azienda sanitaria e del suo sistema giuridico di riferimento.
In particolare, nel suo intervento Giovanni Michiara, Direttore Generale Azienda Ospedaliera “G. Salvini” Gabargnate Milanese, rileva come esista uno spazio di miglioramento “giuridico” rispetto alla situazione attuale.
Questo consisterebbe nel sottrarre l’Azienda sanitaria alla logica del diritto amministrativo che agisce tradizionalmente per via ispettiva e sanzionatoria.
Si tratterebbe dunque di modificare l’approccio, chiedendo un sistema di garanzia finalizzato a cooperare in maniera proattiva, mediante funzioni consultive e attraverso lo strumento dei pareri preventivi. Questo, sostiene Michiara, potrebbe definirsi come un nuovo ruolo per la Corte dei Conti.
In altri termini, cambierebbe l’orizzonte interpretativo della funzione di garanzia che rimarrebbe la stessa all’interno del sistema aziendale-sanitario: non è necessario uscire dal diritto amministrativo, ma sarebbe utile re-interpretarlo. Un cambiamento di logica di questo tipo, che permettesse cioè di interloquire preventivamente con la Corte dei Conti, o con un altro Organo preposto, eviterebbe all’Azienda sanitaria, sotto la responsabilità del suo Direttore generale, di incorrere nelle procedure che seguono il verificarsi di un danno erariale, evitando al tempo stesso l’aggravio di spesa che ne consegue.
Se da un lato si esplicita l’esigenza di un nuovo quadro amministrativo e normativo di riferimento che preveda nuove funzionalità e semplificazione degli iter esistenti, dall’altro si riflette sulla prospettiva stessa del diritto alla salute a cui il sistema aziendale-sanitario fa riferimento.
Ancora Michiara invita a riflettere sull’opportunità di prevedere nuove forme di educazione al diritto alla salute, in una sua matura interpretazione in termini di “diritto alla cura” piuttosto che di un utopico “diritto alla guarigione”. Conseguenze dirette potrebbero essere minore grado di litigiosità e minore entità delle spese in medicina difensiva, oltre al valore aggiunto di una nuova relazione con il cittadino.
Gli spunti citati traducono una esigenza condivisa (seppur sotto forme diverse) e aprono le prospettive per una innovazione di sistema. Su tali prospettive si raccoglieranno le proposte dei Direttori generali, coralmente responsabili per il miglioramento del SSN.
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