L’analisi sulle motivazioni che hanno portato, in più parti del mondo, ad avviare pratiche di consultazione parte da una constatazione condivisa da molti: la crisi della democrazia rappresentativa e il conseguente tentativo di rivitalizzarla, introducendo forme di democrazia deliberativa. Marilena Macaluso analizza questo ed altri elementi, come la sindrome NIMBY che blocca le grandi opere, e presenta modalità di consultazione diverse ma con un comune obiettivo: rilegittimare i processi decisionali, coinvolgendo i soggetti interessati, e, quindi, ricomporre il conflitto. Macaluso ci parla della consultazione supportata dalle nuove tecnologie; delle indicazioni di ONU, OCSE e UE in materia di partecipazione dei cittadini e degli stakeholders alle decisioni pubbliche; dei requisiti che dovrebbe avere un processo consultivo (fasi ben individuate, chiarezza dell’oggetto e degli obiettivi, individuazione del target di riferimento, tempistica, pianificazione di iniziative di comunicazione, percorso di monitoraggio e valutazione finale) e dei principali limiti che si incontrano, come il divario digitale per le consultazioni elettroniche. Elenca, infine, alcune buone prassi, da quelle dell’Unione europea a quelle particolarmente significative del Regno Unito, fino a quelle a livello mondiale, con uno sguardo alla specifica situazione italiana.
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