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Una sorpresa....
Caro Mochi Sismondi il suo editoriale per me e' una piccola sorpresa.
Di solito lei e' attendo a spronare la P.A. a fare bene la sua parte ed i politici ad agire nel rispetto dei ruoli.
- Se e' sano che gli enti territoriali si coordinino a vari livelli ed abbiano "progettualita' condivise" perche' non lo fanno con le loro strutture amministrative (che lei di solito invita a rispettare, valorizzare e utilizzare al meglio) ma e' giustificato inventare -o mantenere- un consorzio apposito? Il coordinamento e' un compito vietato ai funzionari pubblici di enti diversi (del Piemonte)? Poi perche' farlo solo per l'informatica?
- In passato ha speso molti elogi verso le iniziative di CNIPA e DigitPA per sviluppare nelle amministrazioni la capacita' di esprimere i bisogni di informatica; oggi si spengono con una frase che agita lo spettro del profitto dicendo -sostanzialmente- invece di migliorare la domanda pubblica (centrali di committenza) e sfruttare una sana concorrenza tra privati, le amministrazioni assumano altre persone (oltre i funzionari che hanno)?
- Se CSI non e' un'azienda in house di un singolo ente, perfezioni l'uso del grassetto perché sembra che lei sostenga che CSI non sia una in-house del tutto, e allora va ricordato che vive di affidamenti diretti senza gara.
- Se CSI e' un consorzio per il coordinamento, perché realizza servizi informatici -cioe' ha centinaia di dipendenti che realizzano sistemi e programmi- per (lei ha guardato i numeri) probabilmente centinaia di milioni di euro l'anno?
- Quali sono i dati in base ai quali la scelta del Piemonte (un consorzio per l'informatica) risulta aver portato la regione cui appartiene in posizioni di netta superiorità rispetto ad altre, tanto da giustificare il suggerimento di promuovere l'esperienza a livello nazionale? Quali sono gli studi che dimostrano che il Piemonte e' ampiamente superiore alle regioni che hanno scelto strumenti "convenzionali" per raggiungere i loro obiettivi?
Un altro commento giustamente ricorda due delle ragioni principali per le quali gli enti pubblici hanno fatto abbondante ricorso alla creazione di società esterne: poltrone e assunzioni. Mi permetto di aggiungere: il debito. Molti enti, in tutta Italia, si reggono al limite della bancarotta, attraverso enormi debiti nei confronti di società loro controllate, le quali poi, come secondo livello, accedono al credito. In questo modo gli enti evitano il fallimento tenendo un livello di debito che non potrebbero avere verso un sistema bancario (sano). Cosa le risulta in Piemonte?
Anche la premessa sull'obiettività, a parte il contenuto condivisibile, sembra un' escusatio non petita... Di solito apprezzo i suoi articoli, questa volta non mi ha convinto.